COMUNICATO STAMPA Espressione di solidarietà e compartecipazione verso le associazioni prese di mira dai gruppi neofascisti

Cari gasisti dopo i fatti di Como che vedono la nostra città di Lonigo come covo dei naziskin

 

http://www.laprovinciadicomo.it/stories/como-citta/como-irruzione-dei-naziskin-alla-riunione-sui-migranti_1262757_11/

vi comunichiamo che con il gruppo Filtro abbiamo aderito a questo comunicato stampa fatto da Chiara Ballan per i gruppi che aderiscono alla Festa dei popoli e che sono solidali con gli ultimi del mondo. Lo abbiamo fatto da parte di tutto il nostro gruppo Gas. Speriamo siate daccordo tutti. Antonella, Paola, Margherita,Lorella, Emanuela

COMUNICATO STAMPA
Espressione di solidarietà e compartecipazione verso le associazioni prese di mira
dai gruppi neofascisti
All’Italia di tutte le generazioni,
a tutte le persone che hanno trovato in Italia un’altra casa,
a tutte le persone che soffrono e stanno cercando un’altra casa,
a quanti combattono ogni giorno per costruire un mondo di Pace
A voi vogliamo lanciare un messaggio forte che possa arrivare a superare gli effetti delle azioni di
ingiustificabile violenza che in questi giorni hanno avuto luogo.
Siamo cittadini leoniceni profondamente convinti che la Pace sia un processo in cui ognuno di noi
deve diventare protagonista e vogliamo rendere noto che Lonigo, la Città che in questi giorni viene
riconosciuta come il baricentro del neofascismo veneto, è un luogo dove centinaia di persone vivono
ogni giorno con l’obiettivo di lasciare questo posto migliore di come l’hanno trovato.
All’associazione Como Senza Frontiere e a tutte le altre associazioni soggette a provocazioni simili
al blitz di alcuni giorni fa, va tutta la nostra solidarietà. Vorremmo anzi spingerci oltre il rischio di
vuoto retorico di questa espressione manifestando la nostra compartecipazione allo stupore e alla
pacatezza che si è dimostrata di fronte a parole tanto spietate.
Attraverso il nostro lavoro quotidiano nelle associazioni, religiose e laiche, non stiamo facendo una
“gara al ribasso”, siamo convinti di non essere “soloni dell’immigrazionismo ad ogni costo” né
“pseudoclericali irretiti dalla retorica moralista” né “figli di una patria che non amiamo più”. Certo,
anche noi siamo consapevoli che il mondo in cui viviamo ha bisogno di una svolta e siamo pronti
a ricercare insieme la costruzione di un cambiamento radicale, ma siamo anche assolutamente
certi che non è attraverso le ideologie del passato che possiamo migliorare il nostro presente né il
nostro futuro. Quelle ideologie hanno già perso, in quanto ignorano deliberatamente il valore
cardine dell’umanità: il riconoscimento incondizionato di ogni essere umano.
Noi desideriamo coltivare un futuro, vogliamo immaginare uno scenario umanamente ed
ecologicamente sostenibile, condividendo le nostre idee, le nostre esperienze e le nostre emozioni,
nessuno escluso, e impegnarci per renderlo ogni giorno possibile.
Non è un sogno ma l’unico modo di vivere pienamente la nostra realtà: lasciarci coinvolgere dalle
sfide dell’accoglienza, dell’integrazione, dell’ascolto e dell’impegno, per arrivare ad essere una
comunità capace di crescere umanamente in relazioni di incontro, solidarietà, ricerca
compartecipata di alternative e possibilità, capace di andare oltre a limiti e paure per far sì che ad
ognuno sia concessa la possibilità di vivere una vita piena, nel totale riconoscimento della propria
dignità e dei propri diritti.
Lonigo, 1 dicembre 2017

 

Trentamila alla prima marcia Stop Ttip a Roma

Stop Ttip- Grande risposta alla chiamata delle ong ambientaliste, le stesse del movimento dell’acqua pubblica. Mamme Ogm-Free, sindacati di agricoltori , Gas, sindaci con la fascia: la prima adunata nazionale contro il Trattato Transatlantico, quasi sconosciuto, è un successoItalia

Trentamila alla prima marcia Stop Ttip a Roma

Stop Ttip. Grande risposta alla chiamata delle ong ambientaliste, le stesse del movimento dell’acqua pubblica. Mamme Ogm-Free, sindacati di agricoltori , Gas, sindaci con la fascia: la prima adunata nazionale contro il Trattato Transatlantico, quasi sconosciuto, è un successo

C’era molto cibo,oltre a campagna, alberi, acqua, sugli striscioni, sui cartelli fatti in casa, nella manifestazione contro il Ttip – il Trattato transatlantico in discussione tra Usa e Ue in stanze segrete – che ha sfilato ieri per le vie di Roma.

Un comitato della Maremma porta cartelli mono-persona con disegni di polli al cloro sbarrati, altri sono tanto grandi da rimanere piegati nelle strade di sampietrini come quello in dialetto veneto: «Paroni del mondo gavì tocà el fondo».

Cinquantamila presenze secondo gli organizzatori, ma anche fossero stati la metà, tantissimi per un argomento così ostico, con una sigla quasi impronunciabile, inglese – Transatlantic Trade and Investment Partnership – e pochissima, quasi nulla, informazione mainstream.

Il popolo «Stop Ttip» che si è ritrovato per questa prima manifestazione nazionale in Italia, era più composito del solito. Agricoltori con canne al posto delle aste per le bandiere, attivisti di associazioni locali, persino raggruppamenti che sfoggiavano il marchio di emittenti radio, lavoratori dei servizi, e tanti, tantissimi giovani, complice anche la concomitanza con la annuale Million Marijuana march romana per la liberalizzazione della cannabis che, sgombrata a piazza della Repubblica dalla polizia, è in gran parte confluita nel corteo dietro il camion che sparava musica reggae dei Giovani comunisti.

 

Bandiere di partito non moltissime. Al concentramento quando si è fatto avanti un gruppetto con qualche decina di bandiere del Movimento Cinque Stelle si è formato un capannello di fotografi col telefonino: una rarità. Hanno srotolato uno striscione su pali con la scritta: «Elezioni subito» e sono rimasti in coda al corteo, quasi separati dal resto della gente. Più visibili le insegne dei sindacati, dalla Cgil all’Usb, dalla Cisl alla Fiom, dai Cobas Scuola agli alimentaristi della Flai, riconoscibili dal cappello di paglia, alle insegne giallo-verdi della Coldiretti e persino alle bandiere quadrate rosso-nere degli anarchici dell’Usi con un loro camioncino. E poi le associazioni ambientaliste, le vere protagoniste e portabandiera della campagna: Legambiente e Greenpeace, ma anche Attac e Fairwatch.

Stefano Fassina, Susanna Camusso,Angelo Bonelli sfilano tra mamme «No ogm» e sindaci con la fascia. Quando il serpentone è passato su via Merulana Greenpeace ha srotolato da una finestra un grande drappo verticale con la scritta «Yes we can stop Ttip» e il disegno di un Obama parlante col microfono, un fake, visto che proprio l’attuale inquilino della Casa Bianca ha lanciato e strenuamente difeso l’accordo tra le due sponde dell’oceano Atlantico per l’abbattimento delle barriere non tariffarie, un bel regalo alle corporation multinazionali e un bel Cavallo di Troia per accelerare la privatizzazione di beni e servizi nel Vecchio continente, come hanno sottolineato i tantissimi interventi all’altoparlante del camion di testa del corteo, dietro lo striscione «Le persone prima dei profitti».

Padre Alex Zanotelli, tra gli altri, ha ricordato la segretezza con cui stanno andando avanti da un paio di anni le trattative a Bruxelles. Anzi, «l’ombra – le sue parole – nella quale, come vampiri, si muovono le oligarchie europee e Usa».

Eleonora Forenza, eurodeputata della lista Tsipras spiega che «l’obiettivo con l’abbattimento delle barriere non tariffarie è un attacco finale ai servizi pubblici, ai beni comuni e al principio di precauzione ambientale e alimentare».

Maurizio Landini, segretario Fiom, dice che «in ballo ci sono soprattutto i diritti e il lavoro perché si vuole rendere tutto gestibile dal mercato senza più vincoli sociali e la disoccupazione e l’aumento vertiginoso delle diseguaglianze che stiamo già vivendo è frutto di questo disegno per cui i soldi possono fare quello che vogliono e le leggi devono essere su misura delle lobbies».

Sul palco di piazza San Giovanni, mentre i manifestanti si ristorano nei banchetti del mercatino contadino di Slow Food, tocca allo storico dell’arte Tomaso Montanari agganciare la protesta del mattino Emergenza cultura con la Stop Ttip march, «gemellate perché contro questo governo Renzi che senza legittimità, come con la riforma costituzionale, vuole espropriare i cittadini del loro patrimonio di diritti».

 

MINERALI INSANGUINATI: L’EUROPA PUÒ DIRE STOP.Firma anche tu

MINERALI INSANGUINATI: L’EUROPA PUÒ DIRE STOP

18/05/2015La serie di immagini è tutta dedicata a uno dei "minerali preziosi dei conflitti", uno di quelli per i quali si fomentano e si combattono le guerre: il coltan. Ecco cos'è, in che condizioni si estrae, come lo si lavora. Il 20 maggio la Commissione Europea vota una norma per tracciare la provenienza dei minerali preziosi (oltre al coltan, l'oro, i diamanti, il tungsteno, il tantalio e tanti altri) che sono all’origine di scontri armati, massacri, sfruttamento minorile, lavoro schiavizzato. Ma c’è il rischio che tutto vada a finire a tarallucci e vino…

1.Coltan-22 bd
Stagno, tantalio, tungsteno e oro, ma anche coltan, giada, rame, nomi che magari ci dicono poco, ma senza questi minerali dovremmo smettere di telefonare e così pure di utilizzare il computer. Perché proprio da questi dipende il funzionamento dei nostri telefoni cellulari, tablet e pc.

Ancora meno sappiamo del fatto che proprio questi sono i cosiddetti “conflict minerals”, ossia minerali spesso estratti sotto il controllo di bande armate e signori della guerra, che sfruttano le popolazioni locali e le pongono in condizioni di schiavitù per finanziarsi con il loro commercio. Il che significa denaro per comprare armi.

I Paesi europei acquistano i minerali suddetti ­– con una percentuale di quasi il 35% del commercio globale, l'UE è uno dei più grandi importatori di stagno, tantalio, tungsteno e oro – non sapendo (a volte anche sì) che il rischio di alimentare le violenze è altissimo. Negli ultimi 40 anni, almeno il 60% dei conflitti ha avuto una qualche connessione con l'approvvigionamento e il commercio di risorse naturali. A questo si aggiunge la forte perdita per l'economia locale; le popolazioni sono private del controllo sulle proprie risorse e, di conseguenza, degli introiti derivanti dall'approvvigionamento e commercio delle stesse.

Il giro d'affari relativo solo al settore minerario ammonta a centinaia di milioni di dollari, che finiscono tutti nelle tasche delle varie mafie.

La Commissione Europea ha cercato di correre ai ripari, suggerendo una proposta di legge che mira ad assicurare un acquisto responsabile dei minerali da parte delle imprese, quando questi sono estratti da zone di guerra. L'obiettivo è rompere il legame tra risorse naturali e conflitti, come nel caso della Repubblica Democratica del Congo dove, negli ultimi 15 anni, fra 3,5 e 4,5 milioni di persone sono morte a causa di gravi violazioni dei diritti umani.

«Ma il testo proposto è decisamente insufficiente», spiegano i promotori della campagna per il cambiamento della bozza di regolamento (Focsiv, Cidse, EurAc, Justice et Paix)«Per esempio, non impone alle imprese di far luce sulle loro catene di acquisto, si accontenta di “incoraggiarle” su base volontaria.

Inoltre, la Commissione Europea si limita a quattro minerali (oro, stagno, tantalio e tungsteno), dimenticando che esistono numerose altre risorse minerarie nel mondo che contribuiscono alla violazione di diritti umani, come il rame, la giada e i rubini in Birmania, il carbone in Colombia, i diamanti in Zimbabwe e nella Repubblica Centrafricana».

«Il regolamento, poi, limita la sua influenza a solo 480 imprese europee», insistono le associazioni.«Esigiamo dai parlamentari europei che votino a favore di una legge efficace che contribuisca a ristabilire la pace».

Il Parlamento europeo voterà il disegno di legge, in sessione plenaria,  perciò è necessario che la società civile si faccia sentire. Le associazioni promotrici chiedono a tutti di aderire alla loro petizione online (entrando nel sito www.justicepaix.be/minerali-di-conflitto), affinché il Parlamento Europeo modifichi la proposta di regolamento in senso più restrittivo.

La richiesta è per “l'introduzione per le imprese di requisiti obbligatori nel garantire il rispetto dei diritti umani, l'adozione di un approccio di tipo vincolante che non abbia alcun limite di carattere geografico, l'inclusione di tutte le imprese coinvolte nella filiera nel sistema di certificazione obbligatoria – non solo quelle importatrici  e quelle estrattive – e l'ampliamento della tipologia di risorse naturali, il cui approvvigionamento e commercio nascondono violazioni di diritti umani”.



Romina Gobbo


Firmate qui : 

https://www.change.org/p/minerali-clandestini...

PFASs ... incontro con il dott. Cordiano

 

PFASs … obiettivo CHIARIRCI LE IDEE


 

 

Giornata Mondiale contro il TTIP Utili informazioni nel nostro sito

Trattato Usa-Ue su commercio, campagna dei gruppi d’acquisto contro il Ttip

Trattato Usa-Ue su commercio, campagna dei gruppi d’acquisto contro il Ttip

Onlus & Dintorni

Da febbraio al via a Milano incontri informativi su una trattativa che riguarda anche la salute, le tutele ambientali, i contratti di lavoro e i diritti dei consumatori. Obiettivo, una mobilitazione massiccia che coinvolga anche i piccoli produttori e cresca man mano che ci si avvicina all'Expo dedicata all'alimentazione

In Italia il processo si sta mettendo in moto lentamente, ma di giorno in giorno le adesioni crescono così come la determinazione a opporsi a un negoziato che rischia di avere conseguenze molto pesanti sulla vita di tutti. Si tratta della Transatlantic trade and investment partnership (Ttip) che vede da tempo impegnati al tavolo delle trattative Commissione europea e Congresso degli Stati Uniti con l’obiettivo di raggiungere un accordo complessivo per la liberalizzazione del commercio e dei servizi tra le due sponde dell’Atlantico. Un negoziato portato avanti nella massima segretezza. Solo di recente – grazie al forte movimento di opinione pubblica che si sta sviluppando in Germania – si è fatta un po’ di luce (molto poca per la verità) sui contenuti di una trattativa che mette in discussione la salute delle persone, le tutele ambientali, l’alimentazione, l’agricoltura, i contratti di lavoro, i diritti dei consumatori e tante altre materie che toccano molto da vicino i cittadini europei.

A scendere in campo a fianco del Coordinamento per la campagna Stop Ttip ora ci sono anche i gruppi d’acquisto milanesi che a partire da febbraio daranno vita a una capillare campagna di informazione sul trattato Ue-Usa e stanno valutando diverse forme di mobilitazione anche in vista di Expo. L’obiettivo è quello di sensibilizzare i cittadini sulle conseguenze che avrebbe la ratifica del Ttip e promuovere una forte opposizione al trattato anche in Italia. Uno dei problemi posti dal negoziato è ad esempio l’introduzione del mutuo riconoscimento, secondo cui se una cosa è commerciabile negli Stati Uniti deve esserlo anche in Europa. Dunque – denunciano i gruppi d’acquisto solidale milanesi – via libera agli ogm senza etichettatura, alla carne zeppa di ormoni e di antibiotici, ai pesticidi attualmente vietati in Europa.

E se uno Stato membro o una Regione non fosse d’accordo dovrà comunque adeguarsi perché il trattato prevarrà sulle leggi, anche su quelle comunitarie, determinando una perdita di sovranità a ogni livello a favore delle multinazionali che attraverso l’Isds – una sorta di camera arbitrale composta da tre membri – potranno citare in giudizio per danni enti locali e stati sovrani che dovessero opporsi alla commercializzazione di determinati prodotti o alla liberalizzazione di determinati servizi, come ad esempio l’acqua che l’Italia con un referendum ha deciso di voler mantenere pubblica. “Sta già accadendo nel resto del mondo – ammoniscono gli esponenti del Coordinamento per la campagna “Stop Ttip” – Philip Morris ad esempio ha fatto causa a Uruguay e Australia perché hanno varato

Leggi tutto: Giornata Mondiale contro il TTIP Utili informazioni nel nostro sito

Martedì 20 settembre la cooperativa Primavera85 incontra Pane Quotidiano

Chiara Del Gas No Dal Molin ci ha invitato a questo incontro qui :
Care e cari,martedì 20 settembre la cooperativa Primavera85 incontra Pane Quotidiano
Dalle 18.30 saremo da PrimaBio, il negozio della cooperativa Primavera 85 a Sovizzo (Vi), per presentare il nostro progetto sociale, farvi degustare i prodotti da forno e conoscere come ordinarli anche on line.
Vi aspettiamo! Adesioni allo 0444.551837 o a This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Lunedì 5 Maggio abbiamo presentato il nostro Gas alla Casa Salute di Lonigo

Carissimi gasisti vi scrivo per avvisarvi di una cosa molto bella e importante che ho vissuto.Ringrazio la gasista Mirella Franchetto che facendo la volontaria presso la Casa Salute di Lonigo( una struttura della nostra Ulss che ospita ammalati mentali) ha poi coinvolto l'assistente sociale Raffaelle Morello a organizzare un incontro con operatori, insegnati, volontari e ammalati per far conoscere la realtà del nostro gruppo di acquisto solidale ViVerBio. All'incontro ci siamo andate io e Mirella per il nostro gas ed è stata una mattinata davvero molto utile sia perchè in tanti erano curiosi di sapere cos'è un gruppo di acquisto solidale e sia perchè anche per me è stato interessante sapere cosa fanno e che progetti hanno in mente.  Pensate uno è l'orto sociale! Inoltre stanno già facendo dei lavori come borse fatte con il recupero delle buste del caffè perciò elimano e riciclano dei rifiuti e penso sia da prendere in considerazione per futuri mercatini che faremo con il nostro gas. Ne parleremo brevemente nella prossima riunione del 9 giugno a cui sarà presente anche l'assistente sociale Raffaelle Morello.Ciao a tutti.Antonella

Cassazione: stop alla vendita all'aperto di frutta e verdura. I commercianti rischiano condanna penale

Da il Sole 24 ore: Stop alla vendita all'aperto di frutta e verdura: i commercianti sorpresi a esporre sulla strada le cassette con questi alimenti rischiano una condanna penale, punita con l'ammenda, per violazione della legge 283/1962, in materia di «disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande».

La terza sezione penale della Cassazione ha confermato la condanna alla pena dell'ammenda inflitta dal tribunale di Nola a un uomo «per aver detenuto per la vendita 3 cassette di verdure di vario tipo in cattivo stato di conservazione».
L'episodio era avvenuto a Pomigliano D'Arco. Il commerciante si era rivolto alla Suprema Corte rilevando che il giudice del merito, nel condannarlo, aveva valorizzato «la sola collocazione all'aperto degli alimenti, ritenuti esposti agli agenti atmosferici» senza invece considerare «la presenza di segni evidenti della cattiva conservazione o l'inosservanza di particolari prescrizioni finalizzate alla preservazione delle sostanze alimentari».

 

I giudici di piazza Cavour hanno rigettato il ricorso: «il cattivo stato di conservazione dell'alimento - si legge nella sentenza della terza sezione penale - può assumere rilievo anche per il solo fatto dell'obiettivo insudiciamento della sola confezione, conseguente alla sua custodia in locali sporchi e quindi igienicamente inidonei alla conservazione, ed é configurabile anche nel caso di condizioni igieniche precarie».

Il tribunale di Nola, secondo la Cassazione, ha correttamente affermato che «la messa in commercio di frutta all'aperto ed esposta agli agenti inquinanti costituisca una violazione dell'obbligo di assicurare l'idonea conservazione delle sostanze alimentari»: nel caso in esame, si ricorda nella sentenza, «tre cassette di verdura erano esposte all'aperto e, pertanto, a contatto con agenti atmosferici e gas di scarico dei veicoli in transito» e la verdura «era esposta per la vendita sul marciapiede antistante l'esercizio commerciale»

Joomla templates by a4joomla